Linea dottrinale

Nella “confessione di fede” che segue, che è in piena sintonia con quella della World Evangelical Fellowship cui fa riferimento l’Alleanza Evangelica Italiana, sono elencati i punti cardini della fede cristiana, cui l’Istituto si attiene rigorosamente e riguardo alla quale si richiede annualmente la sottoscrizione da parte di tutti i membri dell’Associazione dell’IBEI, del personale, dei docenti e degli studenti.

Crediamo:

orangesquareche la Bibbia sia la Parola di Dio, divinamente ispirata, infallibile ed autorevole;

orangesquarein un Dio unico ed eternamente esistente in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo;

orangesquarenella piena deità e perfetta umanità del nostro Signore Gesù Cristo, il quale nacque da una vergine, visse senza peccato, compì dei miracoli, morì sulla croce, compiendo un sacrificio espiatorio e vicario per mezzo dello spargimento del suo sangue, risuscitò nel corpo, ascese al cielo dove ora siede alla destra del Padre, e un giorno ritornerà in potenza e gloria;

orangesquarenell’assoluto bisogno della rigenerazione dell’uomo perduto e peccatore, per mezzo dello Spirito Santo;

orangesquarenello Spirito Santo, il quale dimora nel credente e compie in lui l’opera di santificazione;

orangesquarenella risurrezione dei salvati e dei perduti: i primi a vita eterna; i secondi a dannazione eterna;

orangesquarenell’unità spirituale di tutti i credenti in Cristo.

orangesquareL’Istituto richiede ai docenti che l’insegnamento sia in armonia, oltre che con la confessione di fede, anche con i parametri ermeneutici e dottrinali descritti qui di seguito.

Le considerazioni fatte, riguardanti le impostazioni teologiche ed ermeneutiche che esulano dalla posizione dottrinale dell’Istituto, avranno lo scopo, nel caso dei punti cardini, di mettere in grado lo studente di difendere la verità del vangelo contro ogni contaminazione razionalistica e filosofica umana. Nel caso di diversità di interpretazione da parte di esponenti evangelici su punti secondari, lo scopo sarà quello di far riflettere lo studente sulle ragioni della posizione sostenuta dal docente e di maturare delle posizioni proprie (1 P 3:15; Tt 1:9). Lo scopo dell’insegnamento teologico dell’IBEI infatti non è di indottrinare lo studente nei punti secondari, ma di metterlo in grado di comprendere le verità bibliche e le difficoltà esegetiche e di formulare la propria posizione teologica. 

A tale proposito, le parole dello studioso e docente neotestamentario Darrell Bock sono particolarmente appropriate: «È mia convinzione che tutti noi, qualunque sia la nostra denominazione di provenienza, dobbiamo mantenere la nostra “tradizione” come se essa sia a “lettere minuscole” [ovvero di secondaria importanza], riconoscendo il fatto che i molti punti di discussione che abbiamo gli uni con gli altri sono punti di dibattito fra evangelici che prendono sul serio la Bibbia. Mentre ci confrontiamo con un mondo che non conosce Gesù, ciò che abbiamo in comune è molto più importante delle nostre differenze». [Bock, Darrell L., Why I am a dispensationalist with a small "d", JETS, 41/3 (09/ 1998), p. 384.]

A.    A proposito dell’Interpretazione degli scritti dell’Antico e del Nuovo Testamento

Il metodo storico-grammaticale d’interpretazione, adoperato dall’IBEI, ha di mira la definizione (1) del senso che i primi lettori avrebbero recepito dai singoli libri della Bibbia e (2) del suo significato per oggi, alla luce dell’insieme della rivelazione biblica (principio canonico). Quindi è da considerarsi normativo il significato letterale del discorso, ossia quello prodotto dall’analisi grammaticale del testo nelle lingue originali. Ne consegue che è giustificabile attribuire alle parole un senso simbolico o allegorico soltanto laddove il contesto storico-biblico del discorso lo richiede. È ugualmente da evitare un approccio che attribuisca valore mitologico alla testimonianza che la Bibbia rende all’opera sovrannaturale di Dio (2 P 1:15-21).    

B.    A proposito della Soteriologia

Insegniamo che la salvezza è per grazia, mediante la fede nella Persona e nell’opera vicaria di Gesù, il Messia d’Israele, confessato come Signore, vero Dio e vero uomo. Il suo sacrificio espiatorio ha valore unico e infinito, quindi non limitato o circoscritto, ed è irripetibile. Esso fa sì che la salvezza venga offerta liberamente a tutti gli uomini, i quali sono responsabili di accettarla o meno. Infatti, nel suo grande amore, Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità». Egli ha mandato suo Figlio «che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1 Ti 2:4; 1 Gv 3:8-10). Ne consegue che non sono da ritenersi valide altre presunte «vie di salvezza» (Gv 14:6; At 4:12; Ro 10:3-13).

L’appropriazione della salvezza dipende tanto dalla comunicazione del vangelo, che conduce alla fede in Cristo (Ro 10:14-17), quanto dall’opera rigeneratrice dello Spirito Santo (Gv 3:5-21; Tt 3:5). Tale salvezza, una volta ottenuta, rimane sicura in eterno in quanto interamente frutto della grazia di Dio. Chi ignora la benignità di Dio, rifiutando di credere in Cristo per essere salvato, «non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui» (Gv 3:36).

La realtà della salvezza si manifesta in una vita coerente con gli insegnamenti delle sacre Scritture. Tale atteggiamento di ubbidienza e perseveranza è il risultato e non il mezzo della salvezza (Eb 3:14; 1 Te 5:23-24).

Lo scopo dei due avventi di Cristo è la riconciliazione di ogni cosa con Dio, sotto di Lui (Ef 1:9-10; Cl 1:19- 20; 2 Co 3) ed è privilegio e dovere dei veri credenti partecipare a questo ministero di riconciliazione come «ambasciatori per Cristo» (2 Co 5:11-21).

C.    A proposito della Pneumatologia

Sosteniamo che lo Spirito Santo, terza persona della Trinità, proceda dal Padre mediante il Figlio. Questi battezza con lo Spirito ogni persona che Lo confessa come Salvatore e Signore, inserendola nel «Corpo» di Cristo, ossia la Chiesa. Tale battesimo avviene in concomitanza con la conversione (Ro 8:9; 1 Co 12:12-13).

Lo Spirito Santo dimora nei discepoli di Cristo spronandoli a seguire un cammino di santificazione alla gloria di Dio (Ro capp. 6-8); rimane però responsabilità dei discepoli essere ripieni dello Spirito e manifestare la vita nuova, ricevuta per grazia, negli aspetti pratici della vita (Ef 5:18 – 18; Ro 6:11-19).

La spiritualità del credente va valutata in base alla manifestazione del «frutto dello Spirito» nei vari aspetti della vita e non in base ad operazioni dello Spirito che esulano dall’esperienza comune di tutti i credenti (Ga 5:16-26). Sia la pienezza dello Spirito sia i vari doni (dal gr. carismata) che lo Spirito conferisce, servono primariamente alla testimonianza e all’edificazione del Corpo di Cristo (At 4:8, 31; 1 P 4:10-11).

D.    A proposito dell’Ecclesiologia

Insegniamo che la Chiesa, profetizzata da Cristo in Matteo 16:18, sia diventata una realtà il giorno della Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo (Mt 16:18; Mr 1:8; Gv 16:7-11; At 2:1-42; 11:15). La sua storia comprende due periodi: quello apostolico, in cui si realizzò il completamento della rivelazione speciale (Gv 16:12-13; cfr. Gd 3) e quello che si estende «fino alla fine dell’età presente» (Mt 21:20). A proposito del primo periodo, va riconosciuto il ruolo unico degli apostoli che, insieme ai profeti, sono definiti «fondamento» dell’edificio di cui Cristo è «la pietra angolare» (Ef 2:20-22). Ne consegue il valore di «segno», e quindi non di «normatività», per alcuni doni e operazioni dello Spirito che hanno caratterizzato i tempi apostolici (2 Co 12:12; Ro 15:16-19; Eb 2:3-4).

Crediamo che la comunione dei discepoli di Cristo si realizzi primariamente nell’ambito della chiesa locale (At 9:31; 11:22; 15:3-4; 16:4-5; 18:27; 1 Co 1:2). Ne consegue che ogni discepolo è tenuto a vivere la bellezza della comunione fraterna e a sottostare alla disciplina di una chiesa locale, esercitando con diligenza i propri doni spirituali per l’edificazione comune (1 Co 12:7-27; Ef 4:7-16). A differenza dell’attuale tendenza ecumenica che considera «fratelli» tutti coloro che aderiscono a una qualsiasi forma di religione, crediamo che la «comunione dei santi» si estenda soltanto a «quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesú Cristo, Signore loro e nostro» e perseverano nella sua Parola (1 Co 1:2; cfr. Gv 8:31-32; 17:17- 21).

Quanto alla conduzione della chiesa, crediamo che rimanga normativo l’insegnamento degli apostoli relativo al ruolo di un collegio di anziani-pastori che, con uno spirito di servizio e sacrificio, non signoreggiando sugli altri, oltre ad esercitare i doni di governo, di presidenza e di pastore/dottore, assicurino che ogni membro della chiesa svolga il proprio servizio, secondo il dono o i doni elargiti da Cristo (1 P 5:1-3; At 14:21-23; 20:17, 28; Ef 4:7-16; Fl 1:1; 1 Te 5:12-13; 1 Ti 3:1-13; 1 P 4:10-11).

Considerando il perdurare della secolare confusione fra sacerdozio e ministero cristiano, precisiamo:  

orangesquareche tutta la chiesa, come pure i suoi ordinamenti (la Cena del Signore e il battesimo in acqua) è di natura laica;

orangesquareche tutta la chiesa, come pure i suoi ordinamenti (la Cena del Signore e il battesimo in acqua) è di natura laica;

orangesquareche tutti i discepoli di Cristo hanno lo stesso diritto di rivolgersi a Dio in preghiera (Eb 10:18-23; 1 P 2:1-10);

orangesquareche bisogna distinguere, non già fra il sacerdozio dell’uomo e della donna, bensì fra i tipi di ministero previsti per entrambi, in quanto il ministero cristiano non si caratterizza come mediazione sacerdotale, paragonabile al ministero levitico, bensì come proclamazione (1 Co 14:34; 1 Ti 2:11- 12; 2 Co 3:5-6, 17-21).

E.    A proposito dell’Escatologia

Affermiamo la seconda venuta del Messia, oltre che per la Chiesa, anche per attuare i giudizi sulla terra e per regnare mille anni, prima dell’ultima ribellione di Satana. Affermiamo la sconfitta finale di Satana, la risurrezione dei giusti e degli ingiusti e l’eterna separazione di questi ultimi da Dio (At 3:19-21; 1 Te 4:13- 17; 1 Co 15:23-28; Ap 19:11–22:5).

Per le posizioni non menzionate in modo specifico nelle pagine precedenti, c’è libertà per i docenti di rappresentare una varietà di posizioni purché ciò avvenga nel rispetto sia dei colleghi docenti sia delle varie realtà ecclesiali degli studenti.

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