Linea dottrinale

In questa linea dottrinale sono evidenziati solo gli elementi essenziali e non quelli secondari.  Essa è condivisa da tutti i membri dell’associazione dell’IBEI, dagli insegnanti e dal personale.

Crediamo:

orangesquare nella Bibbia come Parola di Dio, divinamente ispirata, infallibile e autorevole;

orangesquarein un Dio unico ed eternamente esistente in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo;

orangesquarenella divinità del nostro Signore Gesù Cristo, il quale nacque da una vergine, visse senza peccato, operò miracoli, morì sulla croce, compiendo un sacrificio espiatorio e vicario per mezzo dello spargimento del Suo sangue, risuscitò nel corpo, ascese al cielo, dove ora siede alla destra del Padre e da dove un giorno ritornerà in potenza e gloria;

orangesquarenell’assoluto bisogno della rigenerazione dell’uomo perduto e peccatore, per mezzo  dello Spirito Santo;

orangesquarenello Spirito Santo, il quale dimora nel credente e compie in lui l’opera di santificazione;

orangesquarenella risurrezione dei salvati e dei perduti: i primi a vita eterna, i secondi a dannazione eterna;

orangesquarenell’unità spirituale di tutti i credenti in Cristo.

 

Alcune precisazioni dottrinali

Impostazione didattica

L’IBEI si propone di assistere coloro che gli sono affidati nel loro cammino verso una più “completa conoscenza del mistero di Dio: cioè di Cristo, nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti” (Cl 2:2-3), evitando “dispute di parole, che a nulla giovano e sovvertono chi le ascolta” e, nel contempo, “tagliando rettamente la parola della verità” (2 Ti 2:14-15).  L’esame di impostazioni teologiche, ermeneutiche e filosofiche previste nell’insegnamento di alcune materie, che si differenziano dall’indirizzo dottrinale dell’Istituto, ha lo scopo non già di fare della sterile polemica, bensì di aiutare lo studente a maturare le proprie convinzioni e a saperle difendere biblicamente (1 P 3:15; 2 Co 11:3; Tt 1:9).

Nel campo dell’ermeneutica

Adoperiamo il metodo “storico-grammaticale” e insegniamo a usarlo. Tale metodo segue i principi dell’analisi grammaticale e dà alle parole il loro senso letterale tenendo conto del contesto storico e letterario e rispettando l’origine sia divina sia umana del testo (2 P 1:21).

Nel campo della soteriologia e della missiologia

Insegniamo che la salvezza è per grazia, mediante la fede nella Persona e nell’opera vicaria di Gesù, il Messia d’Israele, confessato come Signore, vero Dio e vero uomo. Il suo sacrificio espiatorio ha valore unico e infinito, quindi non limitato o circoscritto, ed è irripetibile. Esso permette che la salvezza venga offerta liberamente a tutti gli uomini, i quali sono responsabili di accettarla o meno. Infatti, nel suo grande amore, Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”. Egli mandò suo Figlio “che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti” (1 Ti 2:4; 1 Gv 3:8-10). Ne consegue che non sono da ritenere valide altre presunte “vie di salvezza” (Gv 14:6; At 4:12; Ro 10:3-13).

L’appropriazione della salvezza dipende tanto dalla comunicazione del vangelo, che conduce alla fede in Cristo (Ro 10:14-17), quanto dall’opera rigeneratrice dello Spirito Santo (Gv 3:5-21; Tt 3:5). Tale salvezza, una volta ottenuta, rimane sicura in eterno in quanto interamente frutto della grazia di Dio. Chi ignora la benignità di Dio, rifiutando di credere in Cristo per essere salvato, “non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui" (Gv 3:36). La realtà della salvezza si manifesta in una vita coerente con gli insegnamenti delle sacre Scritture. Tale atteggiamento di ubbidienza e perseveranza è il frutto e non il mezzo della salvezza (Eb 3:14; 1 Te 5:23-24).

Lo scopo dei due avventi di Cristo è la riconciliazione di ogni cosa con Dio, sotto Cristo (Ef 1:9-10; Cl 1:19-20; 2 Co 3) ed è privilegio e dovere dei veri cristiani partecipare a questo ministero di riconciliazione come “ambasciatori per Cristo” (2 Co 5:11-21).

Nel campo della pneumatologia

Sosteniamo che lo Spirito Santo, terza persona della Trinità, procede dal Padre mediante il Figlio. Questi battezza con lo Spirito ogni persona che lo confessa come Salvatore e Signore, inserendola nel “Corpo” di Cristo, ossia la Chiesa. Tale battesimo avviene in concomitanza con la conversione (Ro 8:9; 1 Co 12:12-13).

Lo Spirito Santo dimora nei discepoli di Cristo spronandoli a seguire un cammino di santificazione alla gloria di Dio (Ro capp. 6-8); rimane però responsabilità dei discepoli essere ripieni dello Spirito e manifestare la vita nuova, ricevuta per grazia, negli aspetti pratici della vita (Ef 5:18; Ro 6:11-19).

La spiritualità del credente va valutata in base alla manifestazione del “frutto dello Spirito”  nei vari rapporti della vita e non in base a operazioni dello Spirito che esulano dall’esperienza comune di tutti credenti (Ga 5:16-26). Sia la pienezza dello Spirito sia i vari doni (dal gr. carismata) che lo Spirito conferisce, servono primariamente per la testimonianza e per l’edificazione del Corpo di Cristo (At 4:8, 31; 1 P 4:10-11).

Nel campo dell’ecclesiologia

Insegniamo che la chiesa, profetizzata da Cristo in Matteo 16:18, sia diventata una realtà il giorno della Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo (Mt 16:18; Mr 1:8; Gv 16:7-11; At 2:1-42; 11:15). La sua storia comprende due periodi,  quello apostolico, in cui si realizzò il completamento della rivelazione speciale (Gv 16:12-13; cfr. Gd 3) e quello che si estende “fino alla fine dell’età presente” (Mt 21:20). A proposito del primo periodo, va riconosciuto il ruolo unico degli apostoli che,  insieme ai profeti, sono definiti “fondamento” dell’edificio di cui Cristo è “la pietra angolare” (Ef 2:20-22). Ne consegue il valore di “segno”, e quindi non di “normatività”, per alcuni doni e operazioni dello Spirito che caratterizzavano i tempi apostolici (2 Co 12:12; Ro 15:16-19; Eb 2:3-4).

Crediamo che la comunione dei discepoli di Cristo si realizzi primariamente nell’ambito della chiesa locale (At 9:31; 11:22; 15:3-4; 16:4-5; 18:27; 1 Co 1:2). Ne consegue che ogni discepolo è tenuto a vivere la bellezza della comunione fraterna e a sottostare alla disciplina di una chiesa locale, esplicando con diligenza i propri doni spirituali per l’edificazione comune (1 Co 12:7-27; Ef 4:7-16). A differenza dell’attuale tendenza ecumenica che considera “fratelli” tutti coloro che aderiscono a una forma di religione, crediamo che la “comunione dei santi” si estenda soltanto a “quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro” e perseverano nella sua Parola (1 Co 1:2; cfr. Gv 8:31-32; 17:17-21).

Quanto alla conduzione della chiesa, crediamo che rimanga normativo l’insegnamento degli apostoli relativo al ruolo di un collegio di anziani-pastori che, con uno spirito di servizio e sacrificio non signoreggiando sugli altri, oltre a esercitare i doni di governo, di presidenza e di pastore/dottore, assicurano che ogni membro della chiesa renda il proprio servizio, secondo il dono o i doni elargiti da Cristo (1 P 5:1-3; At 14:21-23; 20:17, 28; Ef 4:7-16; Fl 1:1; 1 Te 5:12-13; 1 Ti 3:1-13; 1 P 4:10-11).

Sacerdozio e ministero cristiano

Considerando il perdurare della secolare confusione fra sacerdozio e ministero cristiano, precisiamo che: tutta la chiesa, come pure i suoi ordinamenti (la Cena del Signore e il battesimo in acqua) sia di natura laica; tutti i discepoli di Cristo abbiano lo stesso diritto di rivolgersi a Dio in preghiera (Eb 10:18-23; 1 P 2:1-10); bisogna distinguere, non già fra il sacerdozio dell’uomo e della donna, bensì fra i tipi di ministero previsti per entrambi, in quanto il ministero cristiano non si caratterizza come mediazione sacerdotale, paragonabile al ministero levitico, bensì come proclamazione (1 Co 14:34; 1 Ti 2:11-12; 2 Co 3:5-6, 17-21).

Nel campo dell’escatologia

Affermiamo la seconda venuta del Messia, oltre che per la Chiesa, anche per attuare giudizi sulla terra e per regnare mille anni, prima dell’ultima ribellione di Satana. Affermiamo la sconfitta finale di Satana, la risurrezione dei giusti e degli ingiusti e l’eterna separazione di questi ultimi da Dio (At 3:19-21; 1 Te 4:13-17; 1 Co 15:23-28; Ap 19:11 – 22:5).

 

Rapporti con le chiese evangeliche

L’IBEI desidera e ricerca la comunione con tutti i veri credenti. Si propone quindi di collaborare con tutte le chiese locali che ne condividono la linea dottrinale. L’IBEI ha lo scopo di affiancarsi alle chiese in un ruolo ausiliario; pertanto, non svolge attività di chiesa (gli studenti infatti frequentano le chiese di Roma che sono in comunione con le loro chiese di provenienza) e non fonda nuove chiese, ma collabora con altri in questi ministeri.

Gli studenti vengono incoraggiati a cercare la guida del Signore per il loro futuro in comunione con i conduttori delle chiese locali di provenienza. Coloro che si sentono chiamati ad esplicare un ministero al di fuori dell’ambito della propria chiesa, dovrebbero chiedere consiglio ai propri conduttori prima di iscriversi all’IBEI o, comunque, prima di prendere qualsiasi decisione in merito.

Gli studenti vengono inoltre incoraggiati a tenersi in stretto e costante contatto con la propria chiesa durante tutto il tempo dei loro studi. L’IBEI non si assume alcuna responsabilità per il futuro degli studenti, eccetto quella di pregare per loro e di incoraggiarli.

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